Rientro dei cervelli 2026: come funziona il nuovo regime impatriati (requisiti e vantaggi)
Nel linguaggio comune si parla ancora di “rientro dei cervelli”, ma per chi trasferisce la residenza fiscale in Italia dal 2024 in poi (quindi anche nel 2026) l’agevolazione di riferimento è il nuovo regime dei lavoratori impatriati previsto dall’art. 5 del D.Lgs. 209/2023.
Qual è il vantaggio fiscale nel 2026
Se si rispettano i requisiti, i redditi di lavoro prodotti in Italia (dipendente, assimilati, autonomo) concorrono al reddito imponibile:
solo per il 50%, entro il limite annuo di 600.000 euro;
solo per il 40% se il lavoratore rientra con un figlio minore oppure se nasce/adotta un figlio durante il periodo di fruizione (con figlio residente in Italia).
Durata: dal periodo d’imposta del trasferimento e per i 4 successivi (quindi 5 anni complessivi). Attenzione: se la residenza fiscale in Italia non è mantenuta per almeno 4 anni, si decade e l’Amministrazione può recuperare i benefici fruiti (con interessi).
Requisiti 2026: quanto bisogna essere stati “fuori”?
Il requisito non si misura in “mesi”, ma in periodi d’imposta:
regola ordinaria: non essere stati fiscalmente residenti in Italia nei 3 periodi d’imposta precedenti il trasferimento;
se il rientro avviene per lavorare per lo stesso datore estero o per una società del medesimo gruppo, il requisito sale a 6 o 7 periodi d’imposta (a seconda che ci fosse o meno un precedente impiego in Italia con lo stesso soggetto/gruppo).
Oltre a questo, la norma richiede anche che:
l’attività sia prestata in Italia per la maggior parte del periodo d’imposta;
il lavoratore sia in possesso dei requisiti di elevata qualificazione o specializzazione (rinvio a D.Lgs. 108/2012 e D.Lgs. 206/2007).
AIRE: è obbligatoria?
Per i cittadini italiani, ai fini della verifica della “residenza estera” nei periodi precedenti, la norma prevede che ci si consideri residenti all’estero se:
iscritti AIRE, oppure
residenti in un altro Stato ai sensi di una Convenzione contro le doppie imposizioni.
In pratica: l’AIRE è spesso molto utile, ma conta la residenza fiscale effettiva (documentabile).
Come si applica l’agevolazione
Lavoro dipendente: di regola si presenta una richiesta/autodichiarazione al datore di lavoro (sostituto d’imposta), che applica il beneficio in busta paga dal primo periodo utile (e può riconoscerlo in conguaglio).
Lavoro autonomo: l’agevolazione opera in dichiarazione dei redditi, conservando la documentazione che prova i requisiti.
Se hai ulteriori dubbi o vuoi sapere di più relativamente al tuo specifico caso non esitare a contattarci.


Commenti