Rientro dei cervelli 2026: come funziona il nuovo regime impatriati (requisiti e vantaggi)
- gianluca corradini
- 24 feb
- Tempo di lettura: 2 min
Nel linguaggio comune si parla ancora di “rientro dei cervelli”, ma per chi trasferisce la residenza fiscale in Italia dal 2024 in poi (quindi anche nel 2026) l’agevolazione di riferimento è il nuovo regime dei lavoratori impatriati previsto dall’art. 5 del D.Lgs. 209/2023.
Qual è il vantaggio fiscale nel 2026
Se si rispettano i requisiti, i redditi di lavoro prodotti in Italia (dipendente, assimilati, autonomo) concorrono al reddito imponibile:
solo per il 50%, entro il limite annuo di 600.000 euro;
solo per il 40% se il lavoratore rientra con un figlio minore oppure se nasce/adotta un figlio durante il periodo di fruizione (con figlio residente in Italia).
Durata: dal periodo d’imposta del trasferimento e per i 4 successivi (quindi 5 anni complessivi). Attenzione: se la residenza fiscale in Italia non è mantenuta per almeno 4 anni, si decade e l’Amministrazione può recuperare i benefici fruiti (con interessi).
Requisiti 2026: quanto bisogna essere stati “fuori”?
Il requisito non si misura in “mesi”, ma in periodi d’imposta:
regola ordinaria: non essere stati fiscalmente residenti in Italia nei 3 periodi d’imposta precedenti il trasferimento;
se il rientro avviene per lavorare per lo stesso datore estero o per una società del medesimo gruppo, il requisito sale a 6 o 7 periodi d’imposta (a seconda che ci fosse o meno un precedente impiego in Italia con lo stesso soggetto/gruppo).
Oltre a questo, la norma richiede anche che:
l’attività sia prestata in Italia per la maggior parte del periodo d’imposta;
il lavoratore sia in possesso dei requisiti di elevata qualificazione o specializzazione (rinvio a D.Lgs. 108/2012 e D.Lgs. 206/2007).
AIRE: è obbligatoria?
Per i cittadini italiani, ai fini della verifica della “residenza estera” nei periodi precedenti, la norma prevede che ci si consideri residenti all’estero se:
iscritti AIRE, oppure
residenti in un altro Stato ai sensi di una Convenzione contro le doppie imposizioni.
In pratica: l’AIRE è spesso molto utile, ma conta la residenza fiscale effettiva (documentabile).
Come si applica l’agevolazione
Lavoro dipendente: di regola si presenta una richiesta/autodichiarazione al datore di lavoro (sostituto d’imposta), che applica il beneficio in busta paga dal primo periodo utile (e può riconoscerlo in conguaglio).
Lavoro autonomo: l’agevolazione opera in dichiarazione dei redditi, conservando la documentazione che prova i requisiti.
Se hai ulteriori dubbi o vuoi sapere di più relativamente al tuo specifico caso non esitare a contattarci.


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